Rileggendo Shakespeare: “Il mercante di Venezia”

Rileggendo Shakespeare: “Il mercante di Venezia”

Se Venezia vanta il triste primato dell’istituzione del primo ghetto in Europa e della nascita della stessa parola, dall’altro rappresenta anche l'esempio più evidente di quel crogiolo di culture che animava i ghetti delle principali città italiane, rendendoli spesso i quartieri più all’avanguardia. É bene sottolineare che nel caso della Serenissima, l’istituzione del ghetto venne decretata dal Doge al fine di proteggere la comunità ebraica della città, troppo preziosa all’economia lagunare per poter essere cacciata come invece si auspicava il Papato.

Il ghetto di Venezia raggiunse nei primi decenni del Seicento l’apice della sua vitalità. Esso disponeva infatti di una propria università, di un' accademia musicale, di un ospedale, una libreria ed un albergo. Ne risultò un vero gioiello urbanistico e architettonico, nato dall'incontro fra la cultura figurativa nordica degli originari askhenaziti e la tradizione mediterranea dei sefarditi. Luoghi simbolo di tale patrimonio artistico sono di certo le 5 sinagoghe tutt’ora esistenti appartenenti a 3 riti differenti: askenazita, italiano e sefardita.

Ulteriore testimonianza della presenza ebraica a Venezia è il cimitero ebraico situato lungo la riviera di San Nicolò, al Lido. Il fascino decadente del sito ha ispirato grandi scrittori italiani e stranieri come Bassani e Byron.

L’itinerario che proponiamo vi farà rivivere la Venezia ebraica di fine Cinquecento attraverso la visita ai luoghi citati nella celebre commedia shakespeariana “Il Mercante di Venezia”, messo in scena dal regista Michael Radford nel 2004. 


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