L’antica Torah di Bologna

L’antica Torah di Bologna

 

La tradizione indica San Petronio come l’ideatore del complesso basilicale di Santo Stefano, a Bologna. Questi avrebbe voluto costruire un edificio ad imitazione del Santo Sepolcro di Gerusalemme, affinché i bolognesi e i pellegrini potesse rivivere il Calvario di Cristo senza dover intraprendere il lungo viaggio verso la Terra Santa.

La via adiacente a Piazza Santo Stefano, oggi chiamata via Gerusalemme, rappresentava la strada attraverso la quale Gesù entrò nella città Santa, in sella ad un vecchio asino. Bologna dimostra quindi di avere un legame intrinseco con Gerusalemme.

La comunità ebraica bolognese pare essere stata una delle più vitali d’Italia prima della dell’avvento dello Stato Pontificio che, nel XVI secolo, sottrasse la città alla famiglia Bentivoglio. Le libertà degli Ebrei vennero progressivamente ridotte fino al 1593, quando venne decretata la loro espulsione da tutti i territori sotto giurisdizione papale. L’Osteria del Cappello Rosso, tutt’ora esistente, era l’unico punto di ristoro che veniva concesso ai viandanti ebrei qualora dovessero recarsi in città per affari.

Dal 2013, la città di Bologna vanta il primato di possedere il più antico manoscritto di Torah, del mondo. La scoperta è avvenuta quasi per caso in occasione dell’aggiornamento del catalogo dei manoscritti ebraici dell’Università cittadina. L’opera sarebbe stata composta fra la seconda metà del XII secolo e la prima del XIII. Gli studiosi stanno cercando ci capire perché un tale manoscritto sia presente in città.

 

L’itinerario è interamente dedicato a Bologna e alla sua ricchezza culturale.


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